So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past.
(Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.)

The Great Gatsby, romanzo di Francis Scott Fitzgerald
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A sinistra: Mia Farrow e Robert Redford nel film del 1974 diretto da Jack Clayton. A destra: Carey Mulligan e Leonardo DiCaprio nella recente pellicola di Baz Luhrmann (2013).
ImmagineLocandina de "Il Grande Gatsby" (2013)
Giovedì scorso (16 maggio), sfogliando il Corriere della Sera, mi sono imbattuta in un lungo articolo che parlava della prima proiezione dell'attesissimo film di Baz Luhrmann al Festival di Cannes, proiezione avvenuta esattamente la sera prima. L'articolo parlava dell'accoglienza calorosa che il film aveva ricevuto da parte del grande pubblico, mentre la critica lo ha stroncato impietosamente (parte dell'articolo si può trovare qui). Accanto all'articolo c'era una colonna che titolava: "Resta la nostalgia del grande Redford" (qui). Leggendola sono rimasta basita perchè sostanzialmente il film veniva definito noioso ed eccessivo. Ma come? - mi sono detta - non può essere! Un film tratto da uno dei libri più belli che io abbia mai letto e diretto da un regista così esuberante non può essere noioso. Assolutamente no!
Eppure ieri sera, uscendo dal cinema, ho provato una certa amarezza. Continuavo a ripetermi che era un gran bel film, ma non ho provato quella magia, quel brivido che mi aspettavo di sentire.
Ovviamente non voglio soffermarmi sulla trama, la quale, per altro, è abbastanza fedele al romanzo di Fitzgerald (eccetto qualche libertà che il regista si è preso, per esempio rendere Nick Carraway un alcolizzato seguito da uno psichiatra). Quello che mi intaressa è analizzare alcune scelte del regista e fare, o almeno tentare (per quanto io sia in grado) di confrontarlo con il film "The Great Gatsby" (1974) di Jack Clayton, con Robert Redford e Mia Farrow.
Innanzitutto, conoscendo artisticamente il regista ("Romeo + Giulietta", "Moulin Rouge") mi aspettavo un'esplosione di colori, di suoni, di pazzie e trasgressioni durante le pazzesche feste di Gatsby. Invece le ho trovate abbastanza "normali": tanta gente, tanto alcol, ma nulla di più. E solo debolmente ho scorto la mano del regista che ha ideato la meravigliosa scena del "Moulin Rouge" che ti proietta direttamente nel mondo delle donne di malaffare e degli uomini ricchi della Parigi dei primi anni del '900 (la scena qui).
Un altro elemento che mi ha lasciato un pò perplessa sono state le musiche, non perchè fossero troppo attuali e azzardate, ma esattamente il contrario: mi aspettavo un meraviglioso contrasto tra musiche attuali e situazioni anni '20, cosa che ho percepito in pochi momenti (ma forse è solo una mia impressione).
Tuttavia, anche se il film non mi ha entusiasmato particolarmente, nel complesso mi è piaciuto perchè obbiettivamente la storia è avvincente e l'atmosfera ricreata interessante.
A questo punto sorge spontaneo il confronto con il film di Clayton del 1974 e il primo elemento di confronto è la scelta degli attori. Riguardo alla scelta del protagonista Leonardo DiCaprio non c'è assolutamente nulla da dire: straordinario, come sempre (mi chiedo come sia possibile che non abbia ancora vinto un Oscar). Gatsby non è un personaggio semplice da interpretare perchè in gioco ci sono tante emozioni, tanti sentimenti e l'interpretazione di DiCaprio, a mio avviso, non ha deluso: ha saputo fare suo il personaggio e l'ha interpretato meravigliosamente, facendomi dimenticare "l'altro" Jay Gatsby, quello dello straordinario Robert Redford. In entrambe le interpretazioni, infatti, ho percepito l'amore per Daisy, il desiderio di fare qualsiasi cosa per lei, l'amore incondizionato, puro e tenero per quella ragazza che non ha saputo aspettarlo e, attirata dai soldi, ha sposato il suo ricco corteggiatore. Ma a Gatsby non importa, no: lui ha come obbiettivo quello di riconquistare la sua amata, a qualsiasi costo.
Stessa cosa non si può dire per la scelta della protagonista femminile, Daisy. Per la parte di questa giovane ricca e bellissima, Luhrmann ha scelto Carey Mulligan, giovane attrice che si è fatta notare per film come "An Education", "Public Emenies" (Nemico Pubblico), "Never let me go" (Non lasciarmi) e "Drive". Il confronto con Mia Farrow è d'obbligo: ritengo migliore la Daisy del 1974, perchè mi dà l'dea della giovane ricca, viziata, noncurante e superficiale qual è. Inoltre la Mulligan, sebbene brava, ha una bellezza molto fanciullesca, che non si sposa bene con il personaggio.
Il personaggio di Nick Carraway è interpretato da Sam Waterston (1974) e da Tobey Maguire (2013). Le due figure si assomigliano molto: essendo il narratore della storia, ha uno sguardo globale sulla vicenda ed è un personaggio particolare, che si trova dentro e fuori dagli eventi. Fitzgerald lo descrive (indirettamente) facendogli pronunciare questo pensiero mentre Nick si trova nell'appartamento di Myrtle, l'amante di Tom, insieme a sconosciuti:

Avevo voglia di uscire a passeggio verso il parco nel crepuscolo tenero, ma ogni volta che cercavo di andarmene mi trovavo immischiato in qualche strana discussione stonata che mi inchiodava sulla seggiola come vi fossi legato con una corda. Eppure, alta sulla città, la fila delle nostre finestre gialle deve aver comunicato la sua parte di segreto umano allo spettatore casuale nella strada buia e mi parve di vederlo guardare in su incuriosito. Ero dentro e fuori, contemporaneamente affascinato e respinto dalla inesauribile varietà della vita.
ImmagineLocandina del film del 1974
Gli altri attori, secondo me, sono perfetti, sia nel film del '74, sia nel film di Luhrmann: Tom Buchanan (Bruce Dern/Joel Edgerton), Jordan Baker (Lois Chiles/Elisabeth Debicki) e Myrtle (Karen Black/Isla Ficher).
Il confronto più generale tra i due film diventa invece più difficile. Bisogna ammettere che il film di Clayton, benchè abbia quasi quarant'anni, rimane un capolavoro: attori protagonisti straordinari, vicende che seguono fedelmente quelle del romanzo (sceneggiatura firmana da Francis Ford Coppola) e un'atmosfera anni '20 perfettamente ricreata.
Il film di Luhrmann gioca molto sugli effetti speciali e sui meravigliosi costumi, ma allo stesso tempo non mette assolutamente in secondo piano le emozioni e i sentimenti. Ed è una cosa da ammirare.
Inoltre, le critiche mosse alla sua pellicola sull'essere eccessiva sono infondate: primo perchè lo stile del regista australiano è questo, per cui tutti i suoi film sono in qualche modo pomposi ed eccessivi (cosa che a me piace molto); secondo perchè se non avesse usato il suo stile, il film uscito pochi giorni fa sarebbe risultato una copia (quasi) uguale del film del 1974. In questo modo, invece, il rifacimento del 2013 assume una propria autonomia, senza mai dimenticare il libro da cui è tratto. Un mix vincente, almeno per il grande pubblico.

In conclusione, ritengo che non si possa fare una classifica, non si possa decretare il vincitore. Le due pellicole sono molto diverse, anche se hanno dei tratti in comune, ed entrambe possono essere apprezzate per motivi diversi. Nel complesso, il film più emozionante rimane quello del 1974, anche se la straordinaria interpretazione di Leonardo DiCaprio mi ha fatto provare quella tenerezza e compassione per Gatsby che già Robert Redford mi aveva fatto provare.

Qui sotto pubblico i link di alcuni video che ho trovato davvero interessanti:
 
 
Eccoti qui, decidi che la fase dell'eterna adolescenza è finita e che è ora di crescere e crescerai. E allora tutto cambia e questa volta cambierà. Avrai una casa più grande, la piscina, il garage col posto auto, il prato sempre curato, il portico fiorito e le porte smaltate, il cane che chiamerai Marx e la barca che chiamerai Giulia. Avrai la salute assicurata, la vita assicurata, il frigorifero sempre pieno per non sentirti povero, un tappeto etnico per continuare a sentirti giovane e finestre da cui entra sempre il sole... E allora avrai la tua famiglia felice, i tuoi bambini in salute e lei... avrai lei... che ti ricorda tutte le cose belle che avete avuto... Non è questo che avevi sempre sognato?

Carlo (Stefano Accorsi) in L'ultimo bacio, Muccino, 2001
ImmagineStefano Accorsi e Martina Stella (L'ultimo bacio)
Se dovessi dare un giudizio su Gabriele Muccino non saprei effettivamente cosa dire. Regista di successo sia in Italia che oltreoceano, Muccino ha girato film come 'Ricordati di me' e 'Baciami ancora (sequel de 'L'ultimo bacio', girato dieci anni dopo), ma il suo vero successo proviene probabilmente dai film made in USA come 'The Pursuit of Happyness' (La ricerca della felicità), 'Seven Pounds' (Sette Anime) e il recente 'Playing for Keeps' (Quello che so sull'amore). Ammetto di non conoscere particolarmente bene il cinema di Muccino, ma ho ripensato a 'La ricerca della felicità' e 'Sette anime' e devo ammettere che la visione di questi due film non mi ha fatto venire voglia di vederne altri: poco realismo e tanta scena, come se l'importante fosse tentare di emozionare lo spettatore presentando tragiche vicende e aggiungendo un finale da favola. Ma dov'è la vita vera?
Sarò scontata, ma L'Ultimo bacio non ha nulla a che vedere con gli altri film girati successivamente.
Ed arriviamo finalmente al nocciolo di questo post, ovvero il confronto tra L'ULTIMO BACIO di Gabriele Muccino (2001) e il suo remake americano, del quale Muccino è tra i produttori, THE LAST KISS, diretto da Tony Goldwyn nel 2006. Nel rifacimento hollywoodiano le vicende sono esattamente le stesse dell'originale, nessun particolare cambiamento: la pellicola ruota intorno alla vita di alcuni amici, ormai giunti alla soglia dei trent'anni, che tentano di cambiare la propria vita, di riscattarsi, stanchi della solità monotonia e della noiosa routine. In particolare si seguono le vicende di Carlo (nel remake Michael) e Giulia (Jenna), coppia modello, ammirata da tutti gli amici, che li ritengono inseparabili: le cose presto, però, si presentano nella loro reale veste. Benchè Carlo aspetti un figlio da Giulia, non riesce a non rimanere incantato da Francesca (Kim) , una giovane ragazza che conosce al matrimonio di un amico. Le cose si complicano quando Giulia viene a sapere dell'esistenza della nuova fiamma del fidanzato. Furiosa, lo caccia di casa e Carlo trascorre una notte di passione con la diciottenne. Tuttavia la mattina seguente, pentendosi dell'accaduto, tenterà di riconquistare Giulia, avendo davvero capito di voler passare il resto della sua vita con lei. A fare da contorno a questa situazione, le diverse vite degli amici di lui e dei genitori di lei.
Il differente successo che i due film hanno avuto rispecchia esattamente il loro valore: mentre il film del regista italiano è stato un enorme successo, aggiudicandosi ben cinque David di Donatello (tra cui quello per MIglior regista) e consacrando il giovane registanel panorama italiano e non solo, le cose sono andate diversamente per 'The Last Kiss', che non ha replicato il successo dell'originale. Anzi.
Per prima cosa, un punto a favore del film italiano è la straordinaria bravura degli attori: per cominciare una Mezzogiorno e un Accorsi meravigliosi, appassionati, realistici (in particolare adoro questa scena, ogni volta che la riguardo ho i brividi), ma anche Sandrelli, Favino, Castellitto, Santamaria, Impacciatore, Pasotti. Un cast davvero d'eccezione, che nell'adattamento americano manca (anche se è da ammirare come attore il protagonista, Zach Braff).
Ma la cosa che probabilmente colpisce di più ne 'L'ultimo bacio' è il suo profondo attaccamento alla realtà, la sensazione che le vicende presentate sono vere e drammaticamente reali. Guardandolo, si percepisce ogni sensazione che i singoli personaggi provano: rabbia, inquietudine, ansia, dolore, delusione. Un mix perfetto che presenta l'esistenza di giovani uomini e donne insoddisfatti e turbati dalle loro vite e dalle vicende che vivono.
Questo 'sentore di vita vera' è praticamente nullo nel remake, tanto da assumere la veste di solita commedia romantica/drammatica americana, vista e rivista.
La scena in cui ho capito l'indiscussa superiorità del film originale è proprio l'ultima, quando Michael, per riconquistare la fiducia della fidanzata Jenna, si apposta davanti alla porta di casa sua per giorni e giorni, senza vestiti puliti, cibo e acqua (riceve infatti l'aiuto da qualche vicino impietosito dalla scena). La scena (e lo stesso film) termina con la porta di casa che si apre, intendendo un nuovo inizio per la coppia. Il finale del film di Muccino è molto diverso: i due decidono di ricominciare e una voce fuori campo (quella di Carlo) presenta la loro vita futura. La pellicola termina con Giulia che, mentre fa jogging in un parco, attira gli sguardi di un uomo, visibilmente compiaciuta. Qual è la differenza tra le due scene?
Da una parte abbiamo una riconciliazione (scontata), un classico lieto fine dopo un gesto plateale, dall'altra abbiamo un finale completamente aperto, un resoconto in cui trapela l'amore di Carlo per Giulia, la voglia di stare insieme a lei, ma trapela anche la consapevolezza che la fiducia è stata spezzata e i cocci devono essere rimessi insieme con passione e pazienza. E noi non sappiamo se e come le cose si rimetteranno a posto, perchè lo sguardo dell'uomo al parco verso Giulia può essere un semplice apprezzamento oppure può essere l'inizio di qualcosa di nuovo, che faccia sentire Giulia viva come lo era stato Carlo quella sera con la bella e giovane Francesca.